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Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72

Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72

Lo JU 388 L1, evoluzione finale della fortunatissima famiglia dello JU 88, era un aereo dalle linee futuristiche e dalle prestazioni fenomenali: 620 km/h e 13.500 mt. di tangenza operativa! Questo ricognitore a lungo raggio (2.300/3.500 Km) doveva essere difficile da intercettare: oltre a quota e velocità notevoli disponeva di un radar di scoperta posteriore e di un apparato IFF FUG217R oltre ad una torretta telecomandata con 2 MG 131 da 13 mm comandata dall’ operatore posteriore mediante sofisticati visori periscopici PVE 11. Tra prototipi, versione bombardiere K1, caccia notturno J1, non ne furono costruiti più di 77 esemplari, in maggioranza nella versione L1 da ricognizione. Negli ultimi mesi di guerra alcuni esemplari furono utilizzati da alcune unità operative dando buona prova di sé. Anche per questo bell’ aeroplano vale la regola degli aerei tedeschi dell’ ultimo periodo: troppo tardi, troppo pochi.

Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72

Il modello
Aprendo la scatola troviamo una serie di stampate short run di ottima qualità, e una nutrita serie di particolari in resina: interni abitacolo, vani carrello, ogive e scarichi, una capottina termoformata molto bella ed una lastrina fotoincisa con cerniere alettoni, antenna radar e altro, insomma di tutto di più ! Tutto bene quindi, ma la bella impressione iniziale cambierà durante il montaggio.

Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72

Interni
Gli interni sono già belli da scatola, ma ad essere pignoli c’ è molto da fare: dei sedili è stata conservata solo la parte inferiore dopo averla affinata e modificata. Gli schienali e i braccioli sono in plasticard con le cinture fotoincise della Reheat (foto 1). La parte centrale dell’ abitacolo (pavimento e parte posteriore con radio) è stata estesamente modificata (foto 2) spostando in avanti di 4 mm il supporto del sedile del marconista, allungando i supporti della pedaliera del pilota e aggiungendo cablaggi, leve comando e cornici strumenti sulla consolle sinistra. La parete destra è di pura fantasia così, grazie alle ottime foto su Replic n.109 è stata quasi completamente rifatta, aggiungendo tutti gli strumenti della Reheat ed il riduttore dell’ ossigeno (foto 3,4). Per la parete sinistra il lavoro è più semplice: plasticard, alluminio adesivo, filo di stagno per i tubi di ossigeno (foto 5) ed è fatta! Sempre in scratch ho rifatto il pannello strumenti anteriore dalla forma particolare, dotando tutti gli strumenti dei loro cablaggi in filo di rame da 0,1 in giallo e blu (foto 6,7,8).

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Interni
Anche la cloche è modificata con plasticard e filo di rame. Tutto l’ interno delle semifusoliere è stato affinato, specie nella parte dietro l’ abitacolo, dove ho aperto uno degli sportelli di ispezione (foto 9), quindi ho ricostruito le pareti interne zeppe di cavi di ogni genere (foto 10,11). Anche se in foto non rendono giustizia, gli interni sono dipinti con un metodo un po’ figurinistico: invece che con i tradizionali lavaggi e drybrush, le parti in rilievo sono dipinte direttamente in un colore molto più chiaro: ad esempio grigio base RLM 66 (a dire il vero un po’ schiarito) e rilievi in grigio chiaro (tipo Humbrol 128) piuttosto diluito, lasciando solo le zone più interne (angoli, zone in ombra, incavi) nel colore più scuro. L’ effetto visto dal vivo evidenzia e rende perfettamente visibile ogni singolo dettaglio anche nei piccoli abitacoli in 1/72 (foto 12): provare per credere. Seggiolini, cloche, cruscotto anteriore, pedali e cablaggi vari si monteranno alla fine prima di installare il trasparente: a proposito di questo, consiglio di fare a questo punto una prova a secco con la capottina prima di chiudere le semifusoliere. La mia copia era più larga di 1,5 mm, costringendomi ad allargare l’ esterno della fusoliera con plasticard e stucco per ottenere una perfetta giunzione. Se avessi provato a secco prima, uno spessore tra le due fusoliere mi avrebbe aiutato molto, oltre a risolvere il problema dell’ abitacolo molto angusto dove i seggiolini si toccano quasi.

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Fusoliera.
Prima dell’ assemblaggio bisogna inserire perni in plasticard per ali, timone e piani di coda, allargare il foro del radio compasso Peilgerat, ottenuto da un pezzo fotoinciso Eduard per lo JU 88, e sostenuto da un pezzo di plasticard all’ interno della fusoliera (foto 13).

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Ali e gondole motori.
Prima di tutto ho separato gli alettoni dopo averne affinato dall’ interno i bordi di uscita, poi con una punta metallica ho rivettato le superfici inferiori. Superiormente invece ho usato una punta da 0,2 mm attorno alle gondole motore. Gli inserti in resina dei vani carrello non hanno alcun riscontro e bisognerà fare attenzione durante il montaggio per mantenere i carrelli paralleli. Anche per questi bisognerà fare dei perni metallici perché non c’ è alcuna sede. Ora si passa ad uno dei punti peggiori del kit: le gondole motori. Queste sono un po’ sottodimensionate: l’ ideale sarebbe unirle insieme prima di fissarle alle ali ma siccome ho voluto utilizzare i motori in resina, aprire un portellone di ispezione ed i flabelli, prima ho unito alla semiala la parte inferiore, poi ho inserito i motori, affinato tutto, ecc. e quando ho provato la parte superiore non combaciava più niente ! Quindi con un piccolo spessore di plasticard tra le due gondole e una marea di stucco Molak ho dovuto ricreare il raccordo aerodinamico tra gondole e ali con conseguente reincisione di tutta la zona: un lavoraccio!

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Sotto le gondole, le due grosse prese d’ arie sono state svuotate con una fresa mentre le protezioni sono rifatte in filo di rame e una sottile reticella metallica. Poi si passa alla stiva inferiore termoformando il pezzo per poi ottenere i portelloni della stiva. Si fanno i tagli dei portelloni e del portello posteriore, si affina il pezzo e si raccorda tutto con una buona quantità di stucco. All’ interno andrà ricostruita la parte inferiore del serbatoio e gli obiettivi delle macchine fotografiche visibili dai portelloni semiaperti..

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Superfici mobili.
Dopo averli separati e affinati, si ricostruisce la parte rotonda dei piani mobili che nella realtà avevano un certo gap tra i piani fissi, si tagliano le cerniere delle articolazioni e si separano i trim che in tutte le foto appaiono posizionati al contrario dei timoni e degli alettoni.



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Motore.
Il motore BMW 801 TJ (foto 14) da 1800 CV ultima versione con intercooler, è stato realizzato a partire dal motore Extratech per il FW 190: il carter motore e le testate si utilizzano tali e quali, mentre il sistema di collegamento tra le testate, i tubi di scarico, i cablaggi, i radiatori posteriori ed i loro collettori dei gas di scarico e il portello di ispezione sono in scratch. Le ventole anteriori sono una della Extratech e l’ altra della Engine & Things in resina, affinate e spessorate per poterle montare a filo delle gondole motore.

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Ogive ed eliche.
La forma delle ogive è sbagliata: sono troppo lunghe e troppo rotonde. Prima si appuntiscono montandole su un trapano usato come tornio, poi si pratica in punta un foro di 0,5 mm quindi si accorciano e si allargano i fori delle pale. Queste sono state assottigliate poi, con un pezzetto di tubo di plasticard e una rondella ottenuta col punch & die, ho riprodotto il meccanismo per il passo dell’ elica.

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Carrelli.
Le gambe (foto 17,18) necessitano di una buona ripulitura perché piene di sbavature. I compassi antitorsione sono fotoincisi, i cavi dei freni sono in filo di stagno da 0,3 mm, alcuni tiranti e biellette sono in plasticard, i portelli sono assottigliati e dotati dei profili di rinforzo interni. Le ruote sono quelle del kit, modificate col milliput. Per accentuare l’ idea di aereo abbandonato e forse sabotato, ho sgonfiato la gomma destra limandola fin quasi al cerchione e ricreando la parte sgonfia col milliput. Il ruotino di coda è stato affinato e dettagliato con fili di rame e sprue filato, la bielletta ed il pistone sono in plasticard.

 

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Dettagli e trasparenti.
La torretta posteriore è stata divisa in due, svuotata, dettagliata con plasticard e fili di rame, mentre le 2 MG 131 sono dell’ Aires. Il portello di accesso è fatto in plasticard con la scaletta in tubo metallico e filo di rame (foto 15,16). La capottina, superati i problemi descritti prima, si monta con una piccola striscia di plastica nel punto di giunzione della bolla anteriore, che dopo una attenta mascheratura andrà stuccata e carteggiata in corrispondenza del frame. La protezione del radio compasso è in plastica trasparente carteggiata fino a raccordarla con la fusoliera e poi lucidata. Le luci di posizione sono della CMK.

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Colorazione.
Gli JU 388 L1 portavano una sola mimetica: RLM 81 per le superfici superiori e RLM 76 sulla fusoliera e sotto le ali, con linea di separazione molto alta. Immagino che questa colorazione sia stata pensata per l’ impiego ad alta quota. Si inizia con una preombreggiatura con un colore seppia su tutte le pannellature nelle zone che saranno dipinte in RLM 76. Questo colore è ottenuto con una miscela 50/50 di bianco opaco H 11 e RLM 65 (H 67) della Gunze. Con alcune mani leggere e diluite si ottiene una buona ombreggiatura. Il colore superiore è l’ RLM 81 Aeromaster. Mi è sempre difficile dare delle percentuali dei colori perché io arrivo al risultato finale modificando ad occhio la tinta base con tonalità più o meno chiare o scure fino ad ottenere il colore voluto.

Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72Junkers Ju388 - Special Hobby 1/72

Le strane macchie del timone di coda, in senso inverso rispetto al più noto esemplare wk nr 340450, ovvero linee sul timone e macchie sulla parte fissa, sono realizzate con una miscela di colori Gunze H 340 e H 84 diluiti all’ 80 % di diluente e spruzzati con aerografo a 0,4-0,5 atm di pressione, ottenendo così un effetto vaporoso e non rischiando schizzi indesiderati. Le pannellature si ombreggiano con RLM 81 molto scuro e molto diluito. Le tracce degli scarichi si impostano ad aerografo, mentre la finitura finale è a pennello asciutto. Dopo il trasparente lucido un lavaggio di Terra Siena bruciata uniformerà i colori altrimenti troppo contrastati.

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Questi aerei hanno avuto una carriera molto breve, ma anche le foto di quelli operativi tedeschi, quindi non catturati e testati dagli alleati, danno a questi aerei un’ aria provata, specialmente a livello delle gondole motore, con grandi aloni intorno alle pannellature e colature di olio dalla zona dei flabelli, che ho cercato di riprodurre. I tubi di scarico, anch’ essi svuotati con un fresino, sono dipinti prima con Humbrol 160 poi con un lavaggio di nero opaco quindi drybrush con Matt 131, 62 e 63. Una passata di trasparente opaco Humbrol a pennello conferirà l’ aspetto poroso tipico del metallo delle marmitte ossidate.

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Gli scarichi sono molto pronunciati in quanto i carburanti sintetici usati alla fine della guerra dai tedeschi sporcavano moltissimo. Eliche, ogive e montanti vetri sono in Black Green RLM 71 Tamiya; dopo qualche colatura a drybrush e qualche piccola scrostatura alluminio opaco, la colorazione è finita. Le decals sono state modificate per il soggetto scelto: i codici sono trasferibili Mecanorma, le croci sotto le ali sono “piene” (interno nero e bordi bianchi), la svastica in coda è un po’ meno grassa di quella fornita dal kit. Ora si montano torretta posteriore, antennine varie, portelli di accesso e per finire la bolla del periscopio che è stata termoformata ed al cui interno un pezzetto di plasticard simula il visore. Un lavoro notevole ma ne valeva la pena!

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Basetta.
La ferrovia che si vede sulla foto è in scratch: il terreno è in Dash ricoperto di polvere finissima, erbetta e cespugli da fermodellismo, casse e bidoni in resina. I figurini sono in metallo della CMK e della Presier ampiamente modificati, i carrelli da pista sono Hawkeye Design e Matador Models.

 

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La scena.
Il modello rappresenta lo JU 388 L1 matricola 340248 catturato intatto dagli americani su uno sconosciuto campo di aviazione in Germania nel 1945. Due avieri tedeschi illustrano le caratteristiche dell’ aereo ad alcuni piloti americani molto interessati, mentre un uomo della polizia militare sorveglia da lontano ed un cineoperatore filma la scena che sarà poi trasmessa nei cinegiornali in America. A dire il vero nella foto originale c’ è solo un militare americano che si fa fotografare tra i carrelli dell’ aereo, ma un po’ di fantasia a volte non guasta! La foto in questione appare sul volume “Camouflage e Markings Luftwaffe part 4” della AJ Press.

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Documentazione:

  • “JU 188 e 388 part I e II” (AJ Press)
  • “Camouflage e Markings Luftwaffe part 4” (AJ Press)
  • “German twin engine bomber of WW II”
  • “Caccia e bombardieri Luftwaffe” (Delta)
  • Replic n. 109 (settembre 2000)

Modello di Andrea Vignocchi

 

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