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Republic P-47M Thunderbolt - Revell 1/72

Republic P-47M Thunderbolt - Revell 1/72Republic P-47M Thunderbolt - Revell 1/72

La versione M del P 47 fù la più veloce e performante di tutta la serie del celeberrimo cacciabombardiere della Republic. Si trattava in pratica della cellula del P 47 D alleggerita e rimotorizzata con l’ ultima serie del motore P&W 2800, la –57C, sviluppante 2800 CV ad alta quota, permettendo al caccia di raggiungere i 765 km/h. Le differenze dal D erano la pinna dorsale, aggiunta per risolvere i problemi di instabilità longitudinale, i piccoli aerofreni ad apertura automatica sotto le ali per limitare la velocità in picchiata e l’ assenza dei piloni subalari, reintrodotti poi sul campo dai reparti operativi. Questa versione ad alte prestazioni fù studiata per rispondere alla minaccia delle V-1, ma quando l’ aereo divenne operativo questa minaccia era già cessata. L’ unico gruppo che impiegò questa versione, costruita in soli 130 esemplari, fù il mitico 56° Group “Wolf Pack” (Branco di Lupi) con ben 42 assi, tra cui i due più grandi assi americani in Europa, Ben Johnson (27 vittorie) e Francis “Gabby” Gabresky (28 vittorie), ma anche “Hub” Zemke, Dave Schilling  e Christensen tra i più famosi. Il 56° impiegò l’ aereo anche contro i velivoli a reazione tedeschi, ottenendo qualche successo, e il bottino complessivo degli abbattimenti ne fece il miglior Group alleato in Europa: oltre 1000 aerei nemici distrutti, di cui 665 in combattimento aereo e 325 al suolo. Calcolando anche quelli danneggiati, il 56° mise fuori uso 1590 aerei tedeschi in poco più di due anni di operazioni!

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Il modello
La qualità dei nuovi stampi Revell è fuori discussione: pannellature finissime, rivetti e particolari in rilievo, bordi di uscita “taglienti”, bei vani carrelli, ecc. Parlando dei difetti, il più notevole è la “pancia” troppo pronunciata. Il problema è risolvibile carteggiando la fusoliera dopo l’ assemblaggio fino a ridurre po’ l’ eccesso di plastica. Anche l’ apertura anteriore della naca sembra un po’ stretta, ma è un difetto trascurabile. Più noiosi sono invece i fastidiosi ritiri che affliggono il mio modello, specie nei punti dove lo spessore della plastica è maggiore. Altro punto da migliorare è il raccordo della pinna con la fusoliera: nella realtà era perfettamente raccordata, perciò in questa zona sarà necessario stuccare e carteggiare.

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Abitacolo
Anche se gli interni da scatola sono già di buon livello, ho sostituito le pareti dell’ abitacolo con quelle della True Detail per il P 47 D, modificandole con plasticard e fotoincisioni per adeguarle alla versione M (foto 1). Pavimento e cruscotto sono quelli della scatola con alcune modifiche, mentre il seggiolino è della Pavla, con cuscino in stucco e cinture fotoincise Eduard (foto 2). Alcune leve e rinvii sono stati aggiunti sul pavimento ed il collimatore è stato migliorato con fotoincisioni. La Republic colorava i suoi caccia in Dark Dull Green, una sorta di verde scuro un po’ azzurrato che ho riprodotto, basandomi sulle ottime foto del “Detail e Scale” n.54, con una miscela di Nakajima Navy Green 1080 e U.S. Sea Blue 1044 Aeromaster in percentuale di 2:1. Una lumeggiatura con colore di base schiarito e diluito è stata applicata a pennello sui rilievi, seguita da un lavaggio in verde scurissimo, seguito a sua volta da una nuova lumeggiatura più leggera. Tutti i piccoli particolari, cuscino, cinture, cloche, sono stati dipinti a pennello con colori Vallejo (foto 3,4,5)

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Fusoliera e motore
Si inizia assottigliando ed evidenziando alcuni dettagli come i 3 sfoghi sotto la capottatura, i flabelli degli scarichi e le numerose prese d’ aria e scarichi presenti nella parte inferiore della fusoliera, utilizzando un cutter con lama nuova (foto 6,7). Con del plasticard si chiude la parte interna degli scarichi dell’ aria in fusoliera. Con il cutter ho assottigliato anche i flabelli mobili di queste prese d’ aria. A questo punto si possono unire le semifusoliere con colla cianoacrilica per colmare le fessure, in previsione della finitura metallica delle superfici inferiori. Il montaggio e la stuccatura della pinna dorsale completano questa fase (foto 8). Il motore è molto bello: basta aggiungere i cavi delle candele e qualche cablaggio. I tubi di scarico in filo di stagno sono stati aggiunti perché si potranno intravedere attraverso i flabelli aperti, a loro volta dettagliati con i relativi attuatori (foto 11, foto 11bis).

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Ali e piani di coda
In queste parti gli interventi si sono limitati a separare i flap e le superfici mobili dei piani di coda, ricostruendo per i primi la parte mancante in plasticard dopo il taglio e aggiungendo le cerniere ed il perno di rotazione per i secondi. Le canne delle mitragliatrici sono state forate con una punta da 0,3 mm, mentre le luci di posizione alle estremità alari sono in sprue trasparente raccordato e lucidato (foto 12).

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Vani carrelli
Gli unici interventi sono stati l’ assottigliamento col cutter dei bordi dei vani, la sostituzione di alcuni rinforzi dei pozzetti e l’ aggiunta di qualche cavetto. Sulle gambe del carrello i compassi antitorsione sono in fotoincisione, così come i portelli del vano del ruotino posteriore (foto 9). Le ruote provengono dal set Pavla con il battistrada inciso con un seghetto in fotoincisione. La colorazione è in Interior Yellow XF 4 Tamiya seguito da un lavaggio color seppia e diversi drybrush con giallo 74 e 154 Humbrol (foto 10).

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Preparazione alla verniciatura
Visto che le superfici inferiori rimangono in metallo naturale, questa fase necessita di molta cura: dopo aver riempito tutti i ritiri e le giunzioni con Attak, una lunga carteggiatura e lucidatura a specchio prepareranno la superfici alla colorazione. Data la mancanza di un fondo bisognerà fare molta attenzione a graffi e ondulazione della plastica (foto 13).

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Colorazione.
Come prima cosa ho verniciato le superfici inferiori in Natural Metal: la tinta di base è lo smalto Alluminio X11 Tamiya. Alcuni pannelli più scuri sono realizzati aggiungendo alcune gocce di Gun Metal X10 al colore di base. La zona attorno allo scarico del turbocompressore è ancora più scura, con l’ aggiunta anche di alcune gocce di color rame X34 (foto 14). Data l’ incompatibilità degli smalti metallici con il diluente e non volendo rovinare l’ effetto metallico con la vernice lucida, il lavaggio è stato fatto con inchiostro color seppia della Pebeo diluito con acqua e latte. Con questa diluizione l’ inchiostro rimane all’ interno delle pannellature senza macchiare la superficie circostante (foto 15). Il grande vantaggio di questi colori, oltre alla buona resa metallica, è la loro resistenza alle mascherature, cosa molto utile dato che la parte in N.M. rimarrà mascherata fino al termine della lavorazione e dell’ invecchiamento delle superfici superiori (foto 16).

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Questo ordine di lavoro è dovuto al fatto che la maggior parte delle decals si trovano sulle superfici superiori, quindi per evitare di mettere nastro adesivo sulle decals, ho dovuto cominciare col Natural Metal. Fatta la mascheratura, si colora di bianco la naca in corrispondenza della fascia rossa e della nose art: questo per evitare trasparenze indesiderate, dato che questa andrà colorata in Blu scuro. Anche il timone di direzione, in Blu vivo (Gunze H 25 con qualche goccia di Blu H 322) è stato colorato a questo punto. Dopo aver mascherato anche questi ultimi colori, ho effettuato un preshading su tutto il modello (foto 17). Prima di parlare della mimetica bisogna aprire una parentesi: il 56° FG era solito mimetizzare i suoi aerei, ricevuti in N.M., con colori inglesi, americani, e a volte con miscele tra questi, perciò la tonalità esatta di queste tinte rimane controversa.

 

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I 3 Groups, applicavano colorazioni diverse: per il 61° superfici superiori Midnight Blue o nero, timone rosso, codici rossi bordati di bianco e una striscia azzurra attorno alle insegne di nazionalità. Il 62° applicava uno schema con colori inglesi Dark Green, Ocean Grey, e Medium Sea Grey, oppure N.M. per le superfici inferiori. Lo schema era a volte a bande a volte con effetto tigrato (tipo i P 47 di Gabreski e Schilling), timone giallo, codici gialli o neri. Il 63° usava Dark French Blue e Light Azure Blue inglesi, timone blu vivo, codici argento bordati in rosso.Queste colorazioni non avevano tanto lo scopo di mimetizzare gli aerei, ma al contrario quello di renderli immediatamente riconoscibili tutti i P-47 del 56°, il miglior gruppo da caccia d’Europa. Queste colorazioni vivaci erano dovute più a una questione d’orgoglio di gruppo che di necessità mimetiche.

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Tornando al modello: si inizia con un preshading nero, poi si stende il colore più chiaro, il Light Azure Blue ottenuto schiarendo con il 30% di bianco il Mediterranean Blue 1121 Aeromaster. Il colore più scuro (Dark French Blue) è una miscela di US Sea Blue 1044 e Blue RLM 24 1015 sempre Aeromaster. Come ho detto prima l’ esatta tonalità non è certa, e mi sono ispirato al profilo a colori sul Libro “56° FG” di Larry Davis, ed alcune foto di questi aerei in b/n. Tutta la colorazione è stata fatta a mano libera cercando di ottenere linee molto sfumate come si evince dalle foto. Mentre per l’ azzurro chiaro il preshading è stato sufficiente, per il Blu scuro ho dovuto ripassare le pannellature con un blu scurissimo molto diluito, e poi schiarire il centro dei pannelli con il colore schiarito e diluito. Tolte le mascherature al timone e alla naca, con un pennellino si rifiniscono le piccole imperfezioni ed il modello è pronto per il trasparente lucido (foto 18,19).

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Dopo la posa delle decals, un’ altra mano di trasparente uniformerà il tutto. Questi velivoli ebbero una vita operativa di 3, 4 mesi; l’invecchiamento perciò dovrà essere leggero come testimoniano le fot del periodo. Il lavaggio è stato fatto con grigio azzurro scuro sul chiaro, e nero bluastro sul blu scuro. L’ effetto è più delicato rispetto al solito lavaggio col seppia tradizionale (foto 20). Una mano di trasparente opaco Aeromaster terminerà la colorazione. Con il colore azzurro chiaro diluito all’ 80% e schiarito si fanno alcune schiariture su colore di base (foto 21).
 

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Alcuni effetti a pennello asciutto completano l’ invecchiamento del modello (foto 22). Alcune scrostature alla radice alare sono fatte a pennello con l’Humbrol 56. Il montaggio di carrelli, serbatoi supplementari, antenne, ecc. termineranno il montaggio. La basetta è in resina della Hawkeye Design, i due figurini ritraggono una delle altre attività predilette dai piloti yankee….L’ aereo è il P 47 M-1RE 4421150 “Dottie Dee II” pilotato dal capitano Charles Mc Bath del 61° FS sull, aeroporto di Boxted, Inghilterra, nel maggio 1945.
Accessori utilizzati: Pavla, Part, True Detail. 

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Documentazione

  • Walkaround n.11
  • Detail & Scale n. 54 “P 47 Thunderbolt“
  • Monografie Lotnicze n.26
  • P 47 in action n. 67
  • Replic n. 84 e 144
  • Aerei nella storia n. 9 gennaio 2000
  • Wing Masters n.16,30,33
  • “56° Fighter Group” by Larry Davis
  • “Assi del P 47 dell’ 8° Air Force” Osprey Aviation


Modello di Andrea Vignocchi

 

 

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