MIG 15

MIG 15 "Fagot Egg" - Hasegawa

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Blohm und Voss 155 - Special Hobby 1/72

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Miles Magister - RS Models 1/72

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Polikarpov I-16 Type 24 - Hasegawa 1/72

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Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

Sono un ammiratore di Kurt Tank. Fu uno dei progettisti più geniali della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, sotto falso nome, fece volare in Argentina il primo aviogetto latinoamericano (FMA I.Ae. 33 Pulqui II, molto simile al TA 183 e quindi al Mig 15 e al F86) e, prima di ritornare in Germania, terminò la sua lunga carriera in India, dove progettò e costruì il primo jet indiano (HAL-HF-24-Marut), in servizio fino al 1990.
Ingegnere prolifico e brillante firmò gli aerei più famosi e di successo della Focke Wulf fino ad ottenere l’onore di poterli chiamare con le iniziali del suo nome (TA) al posto di quelle della fabbrica (FW).
Fu anche pilota collaudatore e sempre pilotò personalmente tutti i prototipi degli aerei da lui progettati.

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

E’ famoso l’aneddoto di quando, appena decollato con un nuovo TA 152 H, fu avvertito per radio dell’arrivo a tutta velocità di quattro P51, Tank spinse in avanti la manetta inserendo la potenza di emergenza con l’iniezione di acqua e metanolo (MW50) e lasciò i 4 pony americani alle sue spalle col fiato corto e la lingua a penzoloni.
Un altro aneddoto racconta che il giorno della presentazione pubblica del Pulqui II, l’ingegnere tedesco si mise in contatto con l’allora presidente di Argentina Juan Domingo Peron, che gli chiese le tempistiche della presentazione per non arrivare in anticipo all’aerodromo di Buenos Aires. Tank gli rispose che se fossero partiti contemporaneamente, lui col Pulqui II dalla base di Cordoba (circa 800 Km da Buenos Aires) e il presidente dal suo palazzo nella capitale, sicuramente sarebbe arrivato prima lui con il nuovo aviogetto che Peron in auto … e così fu.

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

Devo ammettere che sono sempre stato innamorato dei “Dora”. Per me sono gli aerei più belli della seconda guerra mondiale. Sì, sì, già sento i cori degli amanti degli Spit e dei Mustang, però secondo me il 190 è più completo: ugualmente elegante, con quel suo radiatore anulare che lascia completamente pulita la sua linea, però più possente, più “cattivo”.
In 1/48 ho costruito tutti quelli che si rendevano disponibili, dal Trimaster al Drangon al Tamiya …. Ho anche iniziato un Fujimi, desistendo alla fine per la pochezza dello stampo giapponese e per l’uscita di modelli migliori.
 

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

Dopo una lunga pausa modellistica, ritornato al mio amato hobby, ho scoperto che la Eduard aveva lanciato sul mercato i suoi Dora e la Hobby Boss aveva fatto uscire un TA 152C. Così, rovistando in cantina fra gli scatoloni con pile di kit ancora vergini o appena iniziati, ho ritrovato il modello del TA 152H della Trimaster e ho deciso di dedicarmi ad un progetto tematico riguardante i “gioielli in linea” di Tank (FW 190 D9, FW 190 D11, FW 190 D13, TA 152C e TA 152C H).
Un altro aspetto per me affascinante di questi aerei è la mimetica. La guerra in Europa, per la Germania, si era trasformata da una rapida offensiva di conquista, prima in una fase di stasi e poi in una pura guerra difensiva. Per questa ragione anche le mimetiche si sono evolute conseguentemente. Nell’agosto del 1944 l’RLM (Reichs Luftfahrt Ministerium) ordinò la cessazione dell’uso dello schema a 3 grigi (74/75/76), più adatto al combattimento aereo, per passare allo schema grigio/verde 75/83/76 (simile a quello usato dagli Inglesi) che rendeva più difficile l’avvistamento da parte della ricognizione alleata. Negli ultimi mesi, poi, si passò all’uso dei verdi di varie tonalità (81, 82 e 83) per poter nascondere meglio gli aeroplani nei boschi limitrofi ai campi e alle strade che venivano usati per il decollo e l’atterraggio. Per le superfici inferiori l’uso di questi verdi veniva accompagnato o dal grigio 76, o da un primer grigio/verde/bluastro simile al duck egg blu inglese ed erroneamente identificato come RLM84 o lasciandole in metallo naturale colorando solo le parti che avrebbero potuto riflettere il sole una volta parcheggiati (portelli dei carrelli, bordo d’attacco dell’ala, ecc.).
 

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che, con l’avanzare del conflitto, la Germania si trovò a dover fronteggiare scarsezza di materiali strategici e di mano d’opera specializzata. Basti pensare che il cobalto, utilizzato per dare una tonalità azzurrina al grigio chiaro RLM76, fu destinato ad altri scopi, col risultato di ottenere sfumature differenti di questo grigio e una più marcata velocità di invecchiamento/schiarimento. All’inizio del conflitto gli operai “coatti” erano circa 20.000, mentre, alla fine, più di 4.000.000, col risultato che la qualità del lavoro di colorazione fu di qualità inferiore, con l’aggravante che, in clima di risparmio di materie prime, anche il numero di mani e le aree da trattare fu deciso minore. Inoltre il R.L.M. introducendo i nuovi colori (RLM 81,82 e 83) stranamente non diede ne’ chips di riferimento ne indicazioni precise sulle tonalità dei nuovi colori, lasciando alle varie fabbriche aereonautiche l’interpretazione delle singole gradazioni.
 

Focke Wulf Fw190 D-11 - Dragon 1/48 

A tutto questo dobbiamo anche aggiungere che i costanti bombardamenti alleati costrinsero i Tedeschi a decentrare la costruzione dei velivoli, perciò le varie parti venivano costruite in località diverse (a volte presso semplici artigiani) e poi assemblate, con il risultato che spesso le mimetiche non corrispondevano fra le varie parti del medesimo aereo, che i colori usati erano differenti , che le tonalità di colori uguali erano diverse. Infine, per complicare il tutto, si deve aggiungere il programma di cannibalizzazione degli aerei danneggiati che, in clima di austerità, non permetteva ridipingere le parti utilizzate, per cui non era infrequente vedere aerei con una certa mimetica sfoggiare particolari con mimetiche completamente contrastanti.
Con queste premesse si può ben immaginare come questi soggetti siano estremamente interessanti dal punto di vista storico-modellistico. La buona notizia è che egli ultimi 10, 15 anni sono state pubblicate molte foto che erano rimaste per decenni sepolte nelle collezioni private o negli archivi dei paesi della ex blocco sovietico; la cattiva è che quasi tutte sono bianco e nero e perciò poco possono aiutare nella definizione dei colori esatti usati sui vari velivoli.

 

Modello di Mario SB Serao

 

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