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Potez 540 - Smer 1/72

Potez 540 - Smer 1/72Potez 540 - Smer 1/72

All' inizio della Guerra civile spagnola il governo repubblicano si trovò ad affrontare le truppe dei generali ribelli con scarsi mezzi e con uomini senza addestramento militare. Le democrazie europee, per evitare il coinvolgimento nel conflitto, negarono ogni aiuto alla Repubblica di Spagna, e solo la Francia, con manovre più o meno legali, riuscì a fornire vari tipi di aerei da caccia e da bombardamento. Uno di questi era il Potez 540, un bombardiere medio ad ala alta, quasi interamente in legno e tela. Era il tipico aereo da bombardamento di concezione francese, con grandi vetrature e ampie torrette difensive. Avendo una velocità ridicola, ed essendo privo di qualsiasi protezione per l ‘equipaggio, era facile preda dei caccia legionari: in alcuni casi rientrarono aerei con un solo uomo vivo a bordo, dimostrando, accanto a doti da buon incassatore, una estrema vulnerabilità.

Il modello.
Il kit è prodotto dalla Smer, ma credo sia il rifacimento di un vecchio stampo Heller: le stampate sono di una morbida plastica bianca con dettagli in positivo, caratterizzate da una scomposizione anomala: solo la fusoliera è divisa in ben 5 elementi! Per la documentazione mi è stata di grande aiuto la rivista Avions che ha pubblicato vari articoli corredati da ottime foto interne ed esterne e disegni in scala.

 

Potez 540 - Smer 1/72Potez 540 - Smer 1/72

Interni.
Ho cominciato rifacendo i finestrini laterali sagomandoli uno ad uno in acetato, e li ho poi fissato alle pareti con il cianocrilato della Debalcol, che grazie alla sua fluidità scorre nelle giunture e permette un incollaggio abbastanza robusto. Dopo aver incollato il pavimento alla parete destra, ho costruito con del plasticard la struttura interna e la postazione di pilotaggio sopraelevata, mentre per i sedili, la pedaliera e la strumentazione ho utilizzato del lamierino di ottone e del filo di rame di vario spessore, che mi sono serviti anche per le cloches, le bombole di ossigeno e tanti altri dettagli. I cruscotti ed altri apparati sono stati riprodotti con i set fotoincisi della Reheat Models relativi ai quadranti degli strumenti e dei manometri di bordo. Dopo aver consultato la documentazione in mio possesso ho deciso di colorare gli interni con la tinta francese “chamois” che ho ottenuto miscelando i seguenti colori Tamiya: Buff (60%), Deck Tan (40%) e una goccia di Flat Yellow. Ho ombreggiato il tutto con un lavaggio di terra d’ ombra ad olio, mentre gli altri pezzi come cruscotti, volantini, ecc sono stati dipinti in nero opaco e alluminio. Non senza qualche problema per mantenere il giusto allineamento tra il pavimento e le pareti, l’ assemblaggio della fusoliera è stato portato a termine. Fatto questo, sono passato al montaggio dei vetri della cabina di pilotaggio. Questi sono in tre parti: due sezioni laterali e una superiore, combaciante solo nella parte anteriore, e nel bel mezzo vi è l’ innesto delle ali. Il montaggio di questi vetri in plastica (dallo spessore improponibile) è già difficile, ma montarli in acetato è ancora più arduo! Ho ristampato la parte superiore usando l’ originale come master, mentre per le sezioni laterali ho utilizzato dei pezzi in acetato sagomati a misura. Le prove a secco sono state innumerevoli, ma alla fine il risultato mi ha soddisfatto. Anche per il grande muso vetrato ho utilizzato lo stesso procedimento, con l’ aggiunta di uno degli sportellini laterali aperto. Le ali, grandi e pesanti, sono state abbondantemente carteggiate per ridurre la trama della tela decisamente eccessiva. Gli incastri tra ali ed abitacolo sono corti e poco precisi, quindi, per rinforzare l’ unione, ho infilato un cavo di acciaio passante attraverso la fusoliera che si confonde con la centinatura interna. Una buona stuccatura fatta con il milliput consente una adeguata robustezza; nessun problema invece per i piani di coda e le alette di sostegno dei motori.

 

Potez 540 - Smer 1/72Potez 540 - Smer 1/72 

Motori e carrelli.
I propulsori hanno subito parecchie modifiche: prima di tutto ho reinciso i pannelli salvaguardando la rivettatura in positivo, poi ho aggiunto delle griglie ed eliminato alcune carenature inesistenti sull’ aereo vero. Le prese d’ aria sono state assottigliate e dettagliate con radiatori prelevati da altri kits. Le alette di raffreddamento e le carenature dei carrelli sono state ricostruite con strisce di plasticard delle dimensioni adeguate. I motori erano in metallo naturale, quindi, per evitare imperfezioni in fase di verniciatura, ho dovuto procedere ad un lungo e noioso lavoro di carteggiatura e lucidatura, soprattutto a causa dei tanti ritiri. Le ruote, veramente orribili, hanno un profondo buco proprio sul battistrada, che mi ha costretto a correggerne una con lo stucco e quindi utilizzarla come master per una copia in resina, approfittandone anche per riprodurre col milliput lo schiacciamento dovuto all’ effetto peso. I cerchi ed i bracci del carrello sono stati autocostruiti con pezzetti di plasticard, filo di rame e fotoincisioni di recupero.

Armamento e piccoli particolari.
Le torrette del kit sono di forma sbagliata, quindi ho dovuto rifarmi i master della giusta dimensione per l’ ennesima ristampa in acetato. Le copie ottenute sono state dettagliate all’ interno ed incollate ad un anello in plastica del diametro giusto che serve come basamento. I frames sono stati riprodotti con sottili strisce di decal precedentemente verniciate. L’armamento difensivo era costituito quasi sempre da mitragliatrici Levis con alimentazione a tamburo, che sono state autocostruite con l’aiuto di fotoincisioni della Tom’s e della Part. Dopo aver unito i motori all’ aereo con un robusto incollaggio, e fissato i montanti alari dopo innumerevoli prove a secco, ho concluso il tutto con il montaggio dei tiranti in sprue filato e dei cavetti sulle superfici mobili, mentre il complesso tubo di pitot è stato rifatto con fili di rame e pezzetti di fotoincisione.

Colorazione.
La livrea più utilizzata in Spagna era il verde scuro dell’ Armee de l’Air chiamato “Vert foncé”. Dopo una mano di grigio come fondo, ho steso su tutte le superfici una miscela composta da H36 (60%) e H302 (40%) della Gunze. Per le bande rosse e il tricolore repubblicano ho usato i colori giallo, rosso e viola della Tamiya. L’ aereo che ho deciso di riprodurre era pilotato da Emile Dejhuis della “Escuadrilla Espana”, che aveva come riconoscimento la fascia in fusoliera bordata di bianco e una falce e martello sul lato destro della deriva. Piccoli pezzi di decal bianca sono serviti per riprodurre lo stemma comunista, mentre per le grandi R in coda mi è stato utile un foglio decal per il Mosquito in scala 1/48. Essendo un aereo ricoperto quasi interamente in tela ho voluto evidenziare la struttura interna della fusoliera spruzzando con l’ aerografo il colore base schiarito, seguendo a filo delle mascherine realizzate con il nastro Tamiya. L’ usura della tela e l’ invecchiamento sono stati riprodotti con un buon drybrush, soprattutto sugli spigoli e sulle ali, mentre l’ effetto polveroso è stato ottenuto con polvere di gessetti colorati stesa a pennello.

Diorama.
Sulla basetta ho applicato uno strato di Das, che è poi stato trattato con polveri ed erbetta per fermodellismo, per simulare uno dei polverosi campi di aviazione di quel periodo. I figurini sono della Presier e della CMK ampiamente modificati, mentre i cavalli e il miliziano provengono da una scatola di artiglieria tedesca. Per modificare la loro forma ho dovuto clonarli in resina, visto che gli originali sono di quella plastica gommosa impossibile da elaborare, e successivamente sono stati arricchiti con parecchi accessori. Il carrello è completamente in scratch a parte le ruote provenienti da un cannone napoleonico. La loro verniciatura è avvenuta con le solite tecniche di ombreggiatura e lumeggiatura.

Ringraziamenti.
Tra periodi di intensa produzione e lunghe pause, ho impiegato più di un anno per questo modello, e non nego, vista la mole di lavoro, parecchie pause riflessive….. qui mi sono stati di grande aiuto gli amici del club Drive & Fly, a cui và il mio ringraziamento, sia per la ricerca di documentazione, che per la collaborazione prestata nelle vari fasi della costruzione

 

Modello di Stefano Foresti

 

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